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Permesso di soggiorno: come chiedere il rinnovo senza perdere tempo

I passi per rinnovare il permesso di soggiorno: quando muoversi, quali documenti preparare, cosa fare con la ricevuta e come seguire la pratica.

Copertina della guida: permesso di soggiorno

Il permesso di soggiorno scade. Prima o poi succede a tutti. E rinnovarlo in tempo non è una formalità: da quel foglio dipendono il lavoro, la casa, la tessera sanitaria.

Qui raccontiamo come funziona un rinnovo comune. Se il caso è particolare, per esempio un permesso per protezione, per cure mediche o per minori, meglio chiedere aiuto prima di muoversi. Ogni permesso ha regole sue.

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Quando muoversi

Non si aspetta l’ultimo giorno. La richiesta di rinnovo va presentata almeno 90 giorni prima della scadenza, come prevede l’art. 5, comma 4, del d.lgs. 286/1998 (Testo Unico sull’immigrazione). Il modo più sicuro è muoversi appena si può.

Il permesso è già scaduto? Non si resta fermi. Ci si rivolge subito a un patronato o a un’associazione, perché ogni settimana di ritardo può complicare la pratica.

Cosa mettere in cartella

L’elenco cambia con il motivo del soggiorno. Di solito servono la marca da bollo da 16,00 euro, quattro fototessere recenti, la copia del passaporto e del permesso in scadenza, il codice fiscale. Poi le carte che spiegano perché si resta in Italia: contratto di lavoro e buste paga, oppure l’iscrizione a un corso di studi, oppure i documenti della famiglia. Si aggiungono il contratto di affitto o la dichiarazione di ospitalità e la copertura sanitaria, tessera sanitaria o polizza.

Come si fa, passo per passo

Si parte dal kit giallo, gratuito, che si ritira negli uffici postali abilitati (gli sportelli «Amico»). Poi si compilano i moduli. Qui un aiuto serve: un errore allunga i tempi, e un patronato o un’associazione possono dare una mano.

Il kit si porta in posta con i documenti e si pagano i costi: 30,00 euro per l’invio del kit postale, 16,00 euro di marca da bollo e la tassa per il permesso, che varia con la durata, da un minimo di 70,46 euro. Gli importi possono cambiare nel tempo: meglio confermarli allo sportello.

La ricevuta va conservata insieme al permesso scaduto. È la prova che il rinnovo è stato chiesto.

Poi si aspetta la lettera di convocazione in Questura per le impronte digitali, con gli originali dei documenti. Lo stato della pratica si controlla sul Portale Immigrazione (https://www.portaleimmigrazione.it) con i codici scritti sulla ricevuta. Quando il permesso è pronto, la Questura avvisa. Si ritira con un documento valido.

Mentre si aspetta

Con la ricevuta e il permesso in scadenza si può, in genere, continuare a vivere e lavorare in Italia fino alla risposta della Questura. I tempi cambiano molto da una provincia all’altra. A volte bastano poche settimane. A volte passano mesi.

Viaggiare all’estero, in questo periodo, è un rischio. La ricevuta non sostituisce il permesso e può non bastare per rientrare, soprattutto se il viaggio ha scali in altri Paesi dell’area Schengen. Meglio informarsi prima.

Dopo il rinnovo

Entro 60 giorni si aggiorna la dichiarazione di dimora abituale al Comune. Si avvisa il datore di lavoro e si controlla che l’iscrizione alla ASL sia valida. E si segna la nuova scadenza sul telefono, con un promemoria 120 giorni prima: la volta dopo nessuno dovrà rincorrere i tempi.

Da cui stare alla larga

Chi promette corsie preferenziali o chiede soldi in più: la pratica non si accelera pagando qualcuno. I cambi di indirizzo non comunicati: chi si trasferisce deve dirlo. I documenti falsi o presi in prestito: le conseguenze possono essere molto gravi.

Se serve una mano

Noi di Humanita aiutiamo a capire quali documenti servono e a chi rivolgersi. Si scrive a info@humanitaitaly.it o si visita humanitaitaly.it.

Fonti consultate: Testo Unico sull’immigrazione (d.lgs. 286/1998, art. 5, comma 4), Portale Immigrazione del Ministero dell’Interno, Poste Italiane. Guida informativa, non sostituisce una consulenza legale. Aggiornata a ottobre 2026.

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