Di Redazione Humanita News
Chi ci scrive per la cittadinanza parte quasi sempre dalla stessa domanda: da dove comincio? Le strade più battute sono due, il matrimonio con una persona italiana e la residenza in Italia per molti anni. Noi di Humanita le abbiamo raccolte in una guida pratica. Qui ne raccontiamo i punti che contano di più.
Matrimonio o residenza: le due strade
Se sei sposato con un cittadino italiano, la strada è l’articolo 5 della legge 91 del 1992. Servono due anni di residenza legale in Italia dopo il matrimonio, oppure tre anni dalle nozze se vivi all’estero. I tempi si dimezzano quando ci sono figli nati o adottati dai coniugi. Il matrimonio deve reggere fino al decreto: niente scioglimento, niente separazione. E se il coniuge muore mentre la pratica è in corso, la domanda non decade (Corte costituzionale, sentenza 195 del 2022).
Per residenza, articolo 9, gli anni dipendono dalla tua situazione: dieci per i cittadini non UE, quattro per i cittadini UE, cinque per rifugiati e apolidi, tre per chi è nato in Italia. Devono essere anni di residenza legale e ininterrotta. Poi c’è il reddito.
Che cosa serve davvero
Per tutte e due le strade servono la conoscenza dell’italiano almeno al livello B1, salvo esoneri (per esempio per chi ha firmato l’accordo di integrazione o ha il permesso UE di lungo periodo), l’assenza di cause ostative, come le condanne per reati gravi, e il contributo di 250 euro.
Sul reddito, che riguarda la residenza, il Ministero dell’Interno riporta come riferimento 8.263,31 euro se sei solo, 11.362,05 euro con il coniuge a carico, più 516,00 euro per ogni figlio a carico. Si guardano gli ultimi tre anni e contano anche i redditi dei familiari che sono nello stesso stato di famiglia. Sono importi di riferimento: prima di presentare la domanda vanno sempre controllati in prefettura.
Poi i documenti. Passaporto e permesso di soggiorno, atto di nascita e certificato penale del Paese di origine con apostille o legalizzazione e traduzione, l’atto di matrimonio rilasciato dal Comune italiano, il certificato di lingua. Qui il tempo pesa: molti certificati valgono sei mesi, e un documento scaduto mentre la pratica è in esame va rifatto.
La domanda online
Si presenta sul portale servizi del Ministero dell’Interno, con SPID o CIE se vivi in Italia. Dopo l’invio ricevi, nell’email con cui ti sei registrato, il numero di protocollo della pratica, che inizia con K10 o K10C. Tienilo da parte: con quello controlli la domanda nel portale e lo scrivi nell’oggetto di ogni comunicazione. Dopo l’invio, infatti, tutto passa per PEC, una domanda per volta, con allegati in PDF, TIFF o JPEG fino a 5 MB ciascuno. Quello che arriva in altro modo non viene preso in considerazione.
La legge dà all’amministrazione 24 mesi per rispondere, prorogabili fino a 36. Se arriva il decreto, bisogna giurare entro sei mesi dalla notifica: il termine è tassativo.
Gli errori più comuni
Il primo è il reddito: contano solo i familiari nello stesso stato di famiglia, e la soglia va raggiunta in tutti e tre gli anni. Il secondo sono i reati che non si conoscono: casellario e carichi pendenti vengono controllati, anche per l’estero, e un rifiuto per cause ostative blocca la domanda per cinque anni. Il terzo, per chi chiede la cittadinanza per residenza, sono i buchi nella residenza continua: serve insieme un titolo di soggiorno valido e l’iscrizione anagrafica, e basta un periodo scoperto per interrompere il conteggio. Prima di presentare la domanda chiedi al Comune il certificato storico di residenza. L’ultimo errore sono i documenti scaduti, che costano tempo e denaro.
Come ti aiutiamo
Noi di Humanita ti aiutiamo con l’orientamento: capiamo con te quale strada fa per te, quali documenti servono e quali scadenze controllare. Le pratiche legali restano ai professionisti abilitati, e se hai dubbi sulla tua situazione è il momento di parlarne con un avvocato. Se la tua pratica è ferma, trovi un’altra guida su questo sito. Per una consulenza scrivi a info@humanitaitaly.it. Questa è una guida informativa: norme e prassi cambiano, quindi verifica sempre con la prefettura competente.





