Written by • 1:35 pm• Guide pratiche multilingua • Views: 3

Cittadinanza italiana per discendenza: chi può chiederla oggi, Comune, consolato e tribunale

Dal 28 marzo 2025 le regole sono cambiate: chi ha diritto oggi, dove si presenta la domanda, quanto costa e gli errori da evitare.

Illustrazione di copertina Humanita News (grafica originale)

Di Redazione Humanita News

di Leonardo Martino

Chi ha un nonno o un bisnonno italiano si fa quasi sempre la stessa domanda: posso chiedere la cittadinanza? Fino a poco tempo fa la risposta dipendeva dai documenti. Oggi dipende anche dalla data. Dal 28 marzo 2025 le regole sono cambiate, e noi di Humanita le abbiamo messe in una guida pratica. Qui raccontiamo i punti che contano di più.

Scarica la guida in PDF

Che cosa è cambiato

Il decreto-legge 36 del 2025, il cosiddetto decreto Tajani, convertito nella legge 74 del 2025 e in vigore dal 24 maggio 2025, ha introdotto l’articolo 3-bis nella legge sulla cittadinanza. La regola di partenza è dura: chi è nato all’estero e ha un’altra cittadinanza si considera non aver mai acquistato quella italiana, anche se è nato prima della legge.

Le eccezioni sono poche. Restano salve le domande presentate entro le 23:59 del 27 marzo 2025, quelle con appuntamento fissato entro quella data e le cause iniziate entro lo stesso termine. Per tutti gli altri si parte dal genitore o dal nonno: serve che uno dei due abbia, o avesse alla morte, la sola cittadinanza italiana. Oppure che un genitore abbia vissuto in Italia almeno due anni di fila dopo aver acquistato la cittadinanza e prima della nascita del figlio. Il bisnonno non basta più.

E la linea materna? Per chi discende da una donna italiana con figli nati prima del 1° gennaio 1948 la strada resta il tribunale, perché la legge del 1912 non permetteva alla madre di trasmettere la cittadinanza. Anche qui vale lo stesso limite: si parte dalla nonna.

I figli

Per i figli minori nati all’estero di un cittadino italiano per nascita servono la dichiarazione dei genitori e, a scelta, due anni di residenza legale in Italia o la dichiarazione entro tre anni dalla nascita (il termine era di un anno, lo ha portato a tre la legge di bilancio 2026). C’è poi chi era già minorenne il 24 maggio 2025 ed è figlio di chi ha ottenuto la cittadinanza con una domanda presentata entro il 27 marzo 2025: il termine per dichiarare l’acquisto era il 31 maggio 2026 ed è stato prorogato al 31 maggio 2029 dalla legge 26 del 2026.

Comune, consolato o tribunale

Se vivi in Italia la domanda va all’ufficiale di stato civile del tuo Comune. Dal 1° gennaio 2025 i Comuni possono chiedere fino a 600 euro per ogni maggiorenne, con una propria delibera: l’importo cambia da un Comune all’altro e, se non lo paghi nei termini e nel modo giusto, la domanda è improcedibile. Se vivi all’estero si va al consolato, dove i diritti sono di 600 euro e le modalità cambiano da sede a sede: alcune accettano solo domande per posta.

Quando la via amministrativa è bloccata resta il tribunale, sempre con un avvocato. Il contributo unificato è di 600 euro per ogni ricorrente, più il compenso dell’avvocato. Le decisioni recenti vanno in direzioni diverse. Il Tribunale di Ancona, il 26 marzo 2026, ha accolto un ricorso perché operava l’eccezione dell’ascendente solo italiano. La Corte costituzionale, con la sentenza 63 del 2026, ha ritenuto non fondata la questione sul termine del 27 marzo 2025. Con l’ordinanza 147 del 2026 ha poi chiesto alla Corte di giustizia dell’Unione europea se la norma sia compatibile con la cittadinanza europea: il giudizio è sospeso e la norma resta in vigore.

Gli errori più comuni

Il più frequente riguarda i documenti: nomi, cognomi e date dell’avo italiano e dei discendenti devono coincidere in tutti gli atti, comprese apostille e traduzioni. Se non coincidono, vanno rettificati prima di presentare la domanda. Poi c’è la scelta di chi segue la pratica in tribunale. Prima di firmare chiedi il nome dell’avvocato italiano, il numero di ruolo della causa e come verrai informato, anche con l’app Giustizia Civile del Ministero della Giustizia. E dopo la sentenza non dimenticare la trascrizione presso il Comune: è lì che la pratica si chiude.

Come ti aiutiamo

Noi di Humanita ti aiutiamo con l’orientamento: capiamo con te in quale caso rientri, quali documenti servono e cosa controllare. Le pratiche legali restano ai professionisti abilitati, e se hai dubbi sulla tua situazione è il momento di parlarne con un avvocato. Per una consulenza scrivi a info@humanitaitaly.it. Questa è una guida informativa: norme e sentenze cambiano, quindi verifica sempre con il Comune o il consolato competente.

Visited 3 times, 1 visit(s) today
↑
Close