L’Italia si scopre meteorologicamente ribaltata, costretta a gestire
un’emergenza idrica che vede il Meridione traboccante d’acqua e il Settentrione
in sofferenza. Mentre in Abruzzo e Puglia gli invasi sono talmente colmi da
dover scaricare in mare milioni di metri cubi per ragioni di sicurezza (come i
240 m3/s rilasciati dalla diga del Liscione), fiumi vitali come il Po e l’Adige
registrano portate ben al di sotto delle medie stagionali. Al Nord, la scarsità di
neve ha ridotto l’indice SWE del 35% in Lombardia, portando il deficit idrico
regionale al 21%. In Veneto, l’Adige è già sceso sotto la soglia critica dei 79 m3/
s, favorendo la risalita del cuneo salino. Se i grandi laghi settentrionali reggono
con riempimenti vicini al 90%, il bilancio complessivo resta allarmante a causa
di infrastrutture obsolete: in Sicilia, nonostante le piogge, solo 25 dighe su 45
sono pienamente operative per mancanza di collaudi.
Questa instabilità climatica si inserisce in un quadro nazionale delineato
dall’Istat, che certifica un aumento termico di +1,7°C rispetto al trentennio
1981-2010. Il Paese non è solo più caldo, ma anche più inefficiente: nel 2022
sono andati perduti 3,4 miliardi di metri cubi d’acqua, pari al 42,4% della risorsa
immessa nelle reti comunali. Si tratta di un volume immenso, capace di
soddisfare il fabbisogno di 43 milioni di persone, sprecato a causa di condotte
vetuste. Nel Mezzogiorno, il paradosso è totale: nonostante l’abbondanza degli
invasi, un terzo dei capoluoghi ha dovuto razionare l’acqua nel 2023 per
carenze distributive, colpendo oltre 800.000 residenti.
Le conseguenze di questa “nuova normalità” sono drammatiche non solo per
l’agricoltura, ma per la salute pubblica. Al Nord, la siccità si accompagna a
un’aria irrespirabile, con il 100% dei capoluoghi che eccede i limiti di PM2,5.
Parallelamente, l’incremento delle notti tropicali e delle ondate di calore ha
generato un sensibile eccesso di mortalità tra le fasce fragili, con picchi di
decessi che hanno toccato quota 715.000 nel 2022. I sindaci si trovano oggi in
prima linea a gestire sfide che vanno dal rinnovo urgente delle reti idriche,
finanziabile tramite il PNRR, alla pianificazione di piani di protezione civile
contro il caldo estremo, in un’Italia dove il clima non è più un’incognita futura,
ma un’emergenza quotidiana.



