Di Redazione Humanita News
1. I termini di legge
Permesso di soggiorno (questura). Il testo unico sull’immigrazione (d.lgs. 286/1998, art. 5, comma 9) dice che il permesso è rilasciato, rinnovato o convertito entro 90 giorni dalla data della domanda. Dal 22 maggio 2026 il termine è passato da 60 a 90 giorni (d.lgs. 83/2026). Per il permesso unico di lavoro il questore ha invece 30 giorni dal completamento della domanda (art. 5, comma 8.1-bis). La richiesta di rinnovo va presentata almeno 90 giorni prima della scadenza (art. 5, comma 4). Mentre aspetti, con la ricevuta puoi in genere restare e lavorare in Italia (art. 5, comma 9-bis).
Cittadinanza (prefettura e Roma). Il procedimento deve concludersi entro 24 mesi dalla domanda, prorogabili fino a 36 mesi (art. 9-ter della legge 91/1992, per le domande presentate dal 19 dicembre 2020). Se la domanda è per matrimonio (artt. 5 e 7), la gestisce la prefettura della provincia di residenza; se è per residenza (art. 9), la decisione è di Roma, con decreto del Presidente della Repubblica. Requisiti e procedura della cittadinanza sono trattati nelle guide dedicate di Humanita News.
Altri procedimenti. Quando una norma speciale non fissa un termine, vale la regola generale della legge 241/1990 (art. 2): 30 giorni.
Attenzione: le regole sono cambiate da poco. Prima di fare qualsiasi passo, verifica con un professionista quale termine vale per la tua domanda, soprattutto se l’hai presentata prima del 22 maggio 2026.
2. Se la risposta è un rifiuto
Un rifiuto non può essere un silenzio: l’ufficio deve rispondere per iscritto e spiegando i motivi (legge 241/1990, art. 3). Prima del rifiuto, deve in genere comunicarti i motivi che lo portano a dire no, e hai 10 giorni per presentare osservazioni e documenti (art. 10-bis).
Se il rifiuto arriva, puoi fare ricorso al TAR (tribunale amministrativo regionale) entro 60 giorni da quando lo ricevi (art. 29 del codice del processo amministrativo). Questo termine è di decadenza: se lo perdi, perdi il diritto di ricorrere. Il ricorso al TAR richiede un avvocato.
3. Se i termini sono scaduti: i passi da fare
- Controlla le date. Cerca la ricevuta della domanda e conta i giorni o i mesi. Conserva tutto.
- Sollecito motivato. Si scrive all’ufficio (questura, prefettura) chiedendo di concludere la pratica e spiegando perché il termine è scaduto. Va inviato con un mezzo che dimostri l’invio, per esempio la PEC.
- Diffida. Se non arriva risposta, si invia una diffida formale a provvedere (messa in mora). Fissa un nuovo termine e dichiara che, in assenza di risposta, ci si rivolgerà al giudice. Si può anche chiedere l’intervento del soggetto che ha il «potere sostitutivo»: nei casi previsti, deve concludere la pratica entro la metà del termine originario (legge 241/1990, art. 2, commi 9-bis e 9-ter).
- Ricorso al TAR contro il silenzio. Se ancora nulla, si ricorre al TAR. Il ricorso si può proporre finché dura il ritardo e comunque entro un anno dalla scadenza del termine (artt. 31 e 117 del codice del processo amministrativo). Il giudice può ordinare all’ufficio di provvedere, di solito entro 30 giorni, e nominare un commissario.
Per la legge la diffida non è indispensabile prima del ricorso, ma i passi 2 e 3 documentano il ritardo e spesso sbloccano la pratica senza arrivare in tribunale. Il ritardo può dare diritto anche al risarcimento del danno (art. 2-bis legge 241/1990), se il danno è provato.
Prima di scrivere all’ufficio: la tua lista di controllo
Non serve essere esperti. Basta avere sotto mano poche cose.
- La ricevuta della domanda, con la data e il numero della pratica: è la prova di quando hai cominciato ad aspettare.
- Le copie di tutto quello che hai consegnato all’ufficio.
- Un documento di identità e, se ce l’hai, il permesso di soggiorno.
- Le lettere o le email già ricevute dall’ufficio, anche quelle che ti sembrano inutili.
- Un indirizzo PEC, se ce l’hai. Se non ce l’hai, nessun problema: chiedi all’avvocato come fare.
Come contare i giorni (dalla domanda)
- Permesso di soggiorno: 90 giorni.
- Permesso unico di lavoro: 30 giorni da quando la domanda è completa.
- Cittadinanza: 24 mesi, fino a 36.
- Altre pratiche senza un termine speciale: 30 giorni.
Segna qui la tua data di domanda e la scadenza del termine: così sai quando puoi muoverti.
Cosa non fare
- Non pagare chi promette di «sbloccare» la pratica.
- Non lasciar passare 60 giorni da un rifiuto senza parlare con un avvocato.
- Non fidarti di lettere scritte da solo o con l’intelligenza artificiale senza farle controllare.
Domande da fare all’avvocato
Quanto costa? Quanto tempo ci vuole? Cosa devo portarti? Cosa succede se l’ufficio non risponde nemmeno alla diffida?
Come ti aiuta Humanita, in tre passi
- Ci scrivi e ci mandi la ricevuta della domanda.
- Insieme controlliamo la data e a che punto è la pratica.
- Con la tua delega ti mettiamo in contatto con un avvocato, che ti comunica i costi per email.
4. Perché conviene un avvocato
Il sollecito e la diffida hanno efficacia giuridica solo se sono scritti nel modo giusto, con i riferimenti di legge corretti, e se si rispettano i tempi. Se poi bisogna andare al TAR, l’avvocato è necessario. Per questo è consigliabile far preparare e inviare questi atti a un avvocato fin dall’inizio.
Gli errori più comuni:
- Lettere «fai da te», scritte senza conoscere le norme, che non producono effetti.
- Testi scritti con l’intelligenza artificiale senza conoscere le norme giuridiche: possono citare leggi sbagliate o superate e far perdere tempo.
- Non rispettare i tempi di legge: aspettare troppo o lasciar scadere i 60 giorni per il ricorso fa perdere tempo prezioso e, a volte, il diritto stesso.
5. Cosa può fare Humanita
Humanita ti aiuta con l’orientamento: capiamo con te a che punto è la pratica, verifichiamo lo stato e, con la tua delega, ti mettiamo in contatto con un avvocato. Gli atti legali sono redatti da un professionista abilitato. I costi sono sempre comunicati dal professionista, per email, direttamente a te. Trovi il servizio nella pagina Servizi.
Questa guida è informativa e non sostituisce il parere di un avvocato. Le norme cambiano: verifica sempre i termini che valgono per la tua domanda.





